5:08 am, 10 Settembre 26 calendario

Morti in ambulanza, il profilo di Luca Spada secondo il Racis

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Morti in ambulanza, il Racis descrive Luca Spada come autore di una condotta ritenuta seriale, alimentata da una spinta ossessiva e incontrollabile. L’ex autista è accusato di sei omicidi, ma per ora il processo riguarda il caso di Deanna Mambelli.

Morti in ambulanza, il nuovo elemento che cambia il quadro dell’inchiesta

L’inchiesta sulle morti in ambulanza a Forlì entra in una fase particolarmente delicata. Al centro delle nuove valutazioni c’è il profilo psicologico e comportamentale di Luca Spada, l’ex autista soccorritore detenuto con l’accusa di avere provocato la morte di pazienti anziani durante alcuni trasporti sanitari.

Secondo gli elementi raccolti nell’indagine, gli specialisti del Racis incaricati dalla Procura di Forlì avrebbero individuato una dinamica caratterizzata da una spinta motivazionale interna, ossessiva e incontrollabile. Il punto centrale dell’analisi non sarebbe dunque soltanto la ricostruzione dei singoli episodi, ma la ricerca di un possibile filo comune tra i diversi decessi finiti sotto esame.

La valutazione assume un peso particolare perché è stata richiamata nel parere del pubblico ministero e nel provvedimento con cui, durante l’estate, il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari.

È importante, però, distinguere il contenuto dell’ipotesi investigativa dall’accertamento giudiziario. Spada si è sempre dichiarato innocente e, allo stato, non esiste una sentenza definitiva che ne stabilisca la responsabilità.

L’ipotesi del comportamento seriale

È proprio la parola “seriale” a rappresentare uno degli elementi più pesanti emersi dall’approfondimento investigativo.

Gli specialisti avrebbero ricostruito una serie di condotte ritenute accomunate da elementi ricorrenti, fino a ipotizzare non episodi isolati, ma uno schema comportamentale ripetuto nel tempo. Nella prospettiva dell’accusa, le presunte vittime non sarebbero state scelte casualmente: si trattava di persone anziane, fragili e malate, incontrate nel contesto dell’attività di trasporto sanitario.

È una distinzione fondamentale. L’indagine, infatti, non si limita a chiedersi cosa possa essere accaduto durante un singolo viaggio in ambulanza, ma prova a capire se esistesse una modalità d’azione riconoscibile e ripetuta.

Da qui deriva la definizione di logica predatoria utilizzata nelle valutazioni degli investigatori: un’interpretazione che, se confermata nel dibattimento, potrebbe diventare uno degli elementi attraverso i quali l’accusa tenterà di ricostruire la presunta motivazione e la dinamica dei fatti.

Ma il passaggio dalla ricostruzione investigativa alla responsabilità penale resta decisivo. Sarà il processo, attraverso il confronto tra accusa e difesa e l’esame delle prove, a stabilire quali elementi siano effettivamente utilizzabili e quale valore abbiano.

Sei morti sotto esame, ma il processo parte da un caso

Il caso ha assunto dimensioni molto più ampie rispetto al singolo episodio che porterà Spada davanti alla Corte d’Assise.

L’ex soccorritore è infatti accusato di aver provocato sei decessi attraverso l’immissione di aria nel sistema venoso dei pazienti. Tuttavia, sul piano processuale, la situazione è più circoscritta: il giudizio immediato disposto nei suoi confronti riguarda al momento la morte di Deanna Mambelli, 85 anni, deceduta il 25 novembre 2025 durante un trasporto in ambulanza.

Per gli altri cinque decessi indicati nell’inchiesta, gli accertamenti risultano invece ancora in corso. Questo significa che il numero delle morti contestate nelle indagini non coincide automaticamente con il numero dei fatti già approdati davanti a un giudice in un processo.

La distinzione è particolarmente importante in una vicenda così delicata, perché consente di evitare una sovrapposizione tra accuse ancora oggetto di investigazione e responsabilità già definitivamente accertate.

Il caso Deanna Mambelli e l’udienza del 15 ottobre

Il primo appuntamento giudiziario è fissato per il 15 ottobre 2026, davanti alla Corte d’Assise di Forlì.

Il procedimento riguarda proprio la morte di Deanna Mambelli. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’anziana sarebbe deceduta dopo un’embolia gassosa provocata dall’ingresso anomalo di aria nel sangue. Per la Procura, l’evento non sarebbe stato naturale, ma riconducibile a un’azione volontaria dell’ex soccorritore.

La scelta del giudizio immediato ha accelerato il percorso verso il dibattimento, evitando la fase dell’udienza preliminare. Il 15 ottobre sarà quindi il primo vero banco di prova pubblico dell’impianto accusatorio, con le parti chiamate a confrontarsi davanti alla Corte.

Per la famiglia della vittima è anche il momento atteso per ottenere una risposta giudiziaria sulla dinamica della morte. La difesa di Spada, invece, continua a contestare le accuse e a sostenere la sua estraneità ai fatti.

Perché il carcere è rimasto al centro del confronto

Un altro passaggio significativo riguarda la misura cautelare.

La difesa aveva chiesto gli arresti domiciliari, sostenendo che il licenziamento dalla Croce Rossa, avvenuto a maggio, avrebbe ridotto o eliminato il rischio che potessero verificarsi nuovi episodi analoghi. La Procura ha invece sostenuto una posizione opposta, richiamando proprio gli elementi contenuti nell’analisi del Racis e ritenendo ancora significativo il rischio di reiterazione.

Il Gip ha quindi respinto la richiesta di scarcerazione.

È in questo contesto che la relazione sul profilo dell’indagato acquista un peso particolare: non costituisce una sentenza sulla colpevolezza, ma è stata utilizzata nel confronto giudiziario sulla necessità di mantenere la misura cautelare.

Le immagini e i comportamenti finiti nell’inchiesta

Tra gli elementi investigativi emersi nelle ultime ricostruzioni ci sono anche alcuni comportamenti considerati dagli inquirenti significativi per comprendere la personalità dell’indagato.

Sono stati esaminati, tra l’altro, selfie scattati accanto a bare, immagini legate a carri funebri e contenuti condivisi in una chat tra colleghi. Alcuni di questi materiali risalirebbero a un periodo precedente all’arresto e sono stati valutati dagli investigatori all’interno del più ampio quadro comportamentale.

Anche in questo caso, tuttavia, occorre mantenere separati il dato oggettivo e la sua interpretazione. Un comportamento ritenuto inquietante dagli investigatori non equivale automaticamente alla prova di un omicidio. Sarà necessario stabilire quale collegamento concreto esista tra questi elementi e i decessi contestati.

È proprio questo il passaggio che rende il dibattimento particolarmente atteso.

Cosa può accadere nelle prossime settimane

L’attenzione si concentrerà ora sulla preparazione del processo per la morte di Mambelli, mentre parallelamente proseguiranno gli approfondimenti sugli altri cinque decessi.

L’inchiesta dovrà continuare a verificare se le circostanze dei diversi casi presentino effettivamente caratteristiche comuni e, soprattutto, se tali analogie siano sufficienti a sostenere l’ipotesi di una condotta seriale.

La relazione del Racis offre alla Procura una chiave interpretativa molto forte: quella di un comportamento non occasionale, ma inserito in una dinamica ripetitiva e orientata verso vittime particolarmente vulnerabili. La difesa, al contrario, avrà il compito di mettere alla prova questa lettura, contestando sia l’interpretazione del profilo personale sia il collegamento tra l’indagato e i singoli decessi.

Il punto decisivo sarà dunque la prova.

Perché dietro le definizioni più inquietanti — “seriale”, “predatorio”, “ossessivo” — resta una domanda alla quale soltanto il procedimento giudiziario potrà dare una risposta definitiva: che cosa è realmente accaduto durante quei trasporti in ambulanza e chi, eventualmente, ne porta la responsabilità?

Con il processo ormai fissato per il 15 ottobre, il caso di Forlì si avvia così verso la sua fase più importante. L’accusa dovrà trasformare gli elementi investigativi in prove davanti alla Corte; la difesa potrà contestarli nel contraddittorio. E mentre per cinque dei sei decessi l’indagine non è ancora arrivata al traguardo, il primo capitolo giudiziario della vicenda è ormai alle porte.

10 Settembre 2026 ( modificato il 9 Settembre 2026 | 22:10 )
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