10:48 am, 11 Settembre 26 calendario

Don Sandro lascia la tonaca e si sposa in Kenya con il rito Koito

Di: Giuseppe Nasca

🌐 Sandro Ferretti, per anni conosciuto a Padova come don Sandro, ha lasciato il sacerdozio e ha scelto di sposare in Kenya la donna incontrata durante la sua esperienza in Africa. La cerimonia, celebrata secondo il tradizionale rito Koito, si è trasformata in una festa di colori, canti e danze che ha conquistato i social. Una scelta maturata dopo anni di riflessione e un rapporto con la Chiesa che l’ex sacerdote continua a definire profondo, pur criticandone la distanza crescente dalle persone.

Non è stata una fuga improvvisa e nemmeno una decisione presa da un giorno all’altro.

La storia di Sandro Ferretti, per molti anni conosciuto semplicemente come don Sandro, è quella di un uomo che ha impiegato tempo per interrogarsi sulla propria vita, sulla vocazione sacerdotale e sul futuro che desiderava costruire.

Alla fine, la scelta è arrivata.

L’ex parroco padovano ha lasciato la tonaca e ha deciso di sposare Jepng’ok, donna kenyana incontrata durante il suo lungo periodo trascorso in Africa.

E il matrimonio non poteva che avere un significato particolare.

La coppia ha pronunciato il proprio sì in Kenya, nella terra della sposa, scegliendo di celebrare l’unione secondo il rito tradizionale Koito.

Il risultato è stato una cerimonia lontanissima dai canoni di un matrimonio occidentale classico: abiti dai colori accesi, musica, canti, danze e una partecipazione collettiva che ha trasformato il momento privato in una grande festa.

Le immagini della celebrazione hanno poi iniziato a circolare sui social, rendendo la storia dell’ex sacerdote ancora più conosciuta.

Il matrimonio in Kenya e il rito Koito

Il matrimonio è stato celebrato il 6 settembre nel villaggio di Seretion, a Kasiela, luogo nel quale Ferretti aveva già svolto il proprio servizio pastorale.

La cerimonia ha seguito la tradizione locale del Koito, accompagnata da una scenografia fatta di colori e partecipazione.

Ferretti ha scelto per l’occasione un completo blu elettrico, completato da gilet e cravatta arancioni.

La sposa ha invece indossato un abito arancione.

Le immagini mostrano i due protagonisti circondati da persone, musica e danze, in un’atmosfera che restituisce soprattutto il carattere comunitario della celebrazione.

È un matrimonio che racconta quindi non soltanto l’unione di due persone, ma anche l’incontro tra due culture e due percorsi di vita molto diversi.

Da una parte l’Italia e la lunga esperienza sacerdotale di Ferretti.

Dall’altra il Kenya, Paese nel quale l’ex parroco ha trascorso una parte fondamentale della propria vita e dove ha incontrato la donna che sarebbe diventata la sua compagna.

Da don Sandro a una nuova vita

Per molti fedeli padovani, la trasformazione è particolarmente significativa.

Ferretti aveva infatti costruito per anni la propria identità intorno al sacerdozio.

Poi sono arrivati i dubbi.

Nel 2023 l’allora sacerdote aveva raccontato al vescovo Claudio Cipolla di attraversare un momento di profonda riflessione, manifestando interrogativi sia sulla propria esperienza personale sia sul rapporto tra la Chiesa e la società.

Uno dei punti più delicati riguardava proprio la percezione di una Chiesa sempre più distante dalle persone.

Ferretti aveva bisogno di fermarsi, capire meglio se stesso e ritrovare quella serenità che sentiva di avere smarrito.

Da quel confronto sarebbe nato un periodo di riflessione.

La decisione non è stata quindi quella di abbandonare tutto dall’oggi al domani, ma di concedersi tempo per compiere una scelta consapevole.

La richiesta di dispensa e il lungo percorso prima della scelta

Ferretti ha spiegato di avere chiesto la dispensa per poter affrontare quella che sarebbe diventata una nuova fase della sua vita.

Un passaggio importante, soprattutto considerando il rapporto che l’ex sacerdote continua a dichiarare di avere con la Chiesa.

La sua scelta non viene raccontata come un rinnegamento del passato.

Al contrario.

Ferretti ha sottolineato di sentirsi profondamente debitore alla Chiesa, alle comunità incontrate durante il proprio percorso, ai cristiani e ai sacerdoti conosciuti negli anni.

È proprio questa contraddizione apparente a rendere la sua storia particolarmente interessante.

Lasciare il sacerdozio non significa necessariamente cancellare ciò che si è stati.

Nel suo racconto, la decisione sembra piuttosto rappresentare la conclusione di un percorso e l’inizio di un’altra vita.

Dodici anni in Kenya: il Paese che non ha mai dimenticato

Per comprendere davvero la scelta di Ferretti bisogna però tornare indietro nel tempo.

L’ex sacerdote ha vissuto dodici anni in Kenya come missionario, prestando servizio nella diocesi di Nyahururu.

Un periodo sufficientemente lungo da trasformare il rapporto con il Paese africano in qualcosa di molto più profondo di una semplice esperienza professionale.

Quando è tornato in Italia, infatti, il Kenya è rimasto nella sua memoria.

E soprattutto sono rimaste le persone.

Ferretti ha raccontato di essere rimasto colpito dalla discriminazione e dalla difficoltà di accoglienza riservata agli immigrati in Italia, mettendo a confronto quella realtà con l’accoglienza ricevuta personalmente in Kenya quando era lui lo straniero.

Da questa esperienza è maturata anche la volontà di restituire parte dell’accoglienza ricevuta.

Una filosofia che lo avrebbe portato nuovamente in Africa.

Il ritorno in Africa e l’incontro con una donna speciale

Dopo il primo lungo periodo da missionario, Ferretti è quindi tornato in Kenya.

Qui ha avuto anche l’opportunità di coordinare un centro di accoglienza straordinaria destinato a minori stranieri non accompagnati.

Ed è proprio durante questo periodo di riflessione che è avvenuto l’incontro destinato a cambiare la sua vita.

Ferretti ha raccontato di avere conosciuto una donna africana, infermiera, con la quale sarebbe nato un legame sempre più importante.

A quel punto la questione non era più soltanto quella della vocazione religiosa.

C’era una nuova dimensione personale che chiedeva spazio.

E Ferretti ha deciso di ascoltarla.

 

Una scelta sentimentale maturata senza cancellare il passato

La storia dell’ex parroco potrebbe essere facilmente raccontata come una semplice vicenda di un sacerdote che lascia la Chiesa per amore.

La realtà, però, appare più complessa.

Il percorso raccontato da Ferretti è fatto di anni di missione, dubbi personali, riflessioni sulla Chiesa, rapporto con le comunità e infine un nuovo amore.

Il matrimonio rappresenta dunque il punto di arrivo di un processo iniziato molto prima della cerimonia in Kenya.

Non c’è soltanto l’innamoramento.

C’è la necessità di decidere quale persona voler essere nella nuova fase della propria esistenza.

E la scelta di celebrare il matrimonio proprio in Kenya aggiunge un ulteriore elemento simbolico.

È nel Paese che aveva segnato profondamente la sua esperienza missionaria che Ferretti ha deciso di iniziare la vita coniugale.

Il video del matrimonio diventa virale

La cerimonia avrebbe potuto rimanere un momento privato.

Invece le immagini hanno iniziato a circolare rapidamente online.

I video mostrano abiti dai colori vivaci, musica, danze e momenti di festa, offrendo al pubblico uno spaccato di una tradizione matrimoniale molto diversa da quella italiana.

La componente più sorprendente per molti utenti è proprio l’atmosfera della celebrazione.

Non un matrimonio silenzioso e raccolto, ma una festa fortemente partecipata, nella quale il corpo, la musica e il movimento diventano parte integrante del rituale.

Il video ha così trasformato una storia personale in un piccolo fenomeno social.

Ma dietro la viralità delle immagini rimane una vicenda molto più profonda.

“Vorrei vivere le mie scelte senza troppi riflettori”

C’è infatti un elemento quasi paradossale nella storia.

Ferretti avrebbe preferito vivere questa nuova fase lontano dall’esposizione mediatica.

La sua frase è significativa: “Vorrei vivere le mie scelte senza troppi riflettori”.

Eppure proprio le immagini della celebrazione hanno ottenuto una grande attenzione online.

È una dinamica ormai frequente nell’epoca dei social: una scelta privata può trasformarsi rapidamente in un contenuto pubblico quando fotografie e video iniziano a circolare sulle piattaforme.

In questo caso, però, l’attenzione non riguarda soltanto il matrimonio.

A catturare il pubblico è soprattutto la storia che lo precede.

Un uomo che ha trascorso anni al servizio della Chiesa, ha vissuto a lungo in Africa, ha attraversato una crisi personale e ha infine deciso di cambiare completamente direzione.

Il rapporto con la Chiesa resta forte, nonostante le critiche

Uno degli aspetti più interessanti della vicenda è proprio il modo in cui Ferretti parla della Chiesa.

Da una parte riconosce un debito profondo verso l’istituzione e verso le persone incontrate durante il suo percorso.

Dall’altra non nasconde le proprie perplessità.

La sua critica riguarda soprattutto la distanza che percepisce tra la Chiesa e la gente.

Non è quindi un racconto costruito sulla rabbia o sulla rottura definitiva.

È piuttosto il racconto di un rapporto complesso, nel quale gratitudine e disaccordo possono convivere.

Una posizione che rende la sua scelta meno schematica di quanto potrebbe sembrare.

Il Kenya come luogo dell’inizio e della rinascita

La scelta del Kenya per il matrimonio assume quindi un valore particolare.

Non è semplicemente il Paese di origine della sposa.

È anche il luogo nel quale Ferretti ha trascorso una parte fondamentale della propria vita, quello nel quale ha svolto la sua attività missionaria e quello che, anche dopo il ritorno in Italia, ha continuato a occupare uno spazio importante nella sua memoria.

È lì che ha incontrato una cultura diversa.

È lì che ha riflettuto sull’accoglienza.

Ed è ancora lì che ha incontrato la donna con la quale oggi ha scelto di condividere la vita.

Il cerchio, in qualche modo, si chiude proprio in Kenya.

Un matrimonio che racconta due mondi

La celebrazione con Jepng’ok diventa così il punto d’incontro di due storie.

Quella di un uomo cresciuto in Italia e formato all’interno della Chiesa cattolica.

E quella di una donna kenyana legata alla propria terra e alle proprie tradizioni.

Il rito Koito, con i suoi colori e la sua dimensione comunitaria, diventa la cornice ideale per raccontare questo incontro.

Non è soltanto una cerimonia nuziale.

È l’incontro tra due culture, due esperienze e due modi diversi di intendere la festa e la comunità.

Ed è probabilmente proprio questo che ha colpito maggiormente chi ha visto i video online.

Da don Sandro a Sandro: una nuova vita

La storia di Sandro Ferretti non può essere ridotta a un semplice “addio alla tonaca”.

Dietro il matrimonio c’è un percorso lungo anni.

C’è il missionario che ha vissuto in Kenya per dodici anni.

C’è il sacerdote che ha iniziato a interrogarsi sul proprio futuro.

C’è l’uomo che ha chiesto tempo per capire se stesso.

E infine c’è il compagno che ha deciso di costruire una nuova vita accanto alla donna incontrata in Africa.

Il matrimonio celebrato secondo il rito Koito rappresenta quindi non tanto la cancellazione del passato, quanto l’apertura di un capitolo completamente nuovo.

I colori, le danze e i canti del Kenya hanno fatto da cornice a una scelta maturata lentamente.

E mentre il video continua a viaggiare sui social, dietro quelle immagini resta soprattutto il percorso personale di un uomo che ha deciso di seguire una strada diversa, senza dimenticare quella che lo aveva portato fin lì.

Per Ferretti, la tonaca è ormai il passato. Il Kenya, invece, è ancora una volta il luogo nel quale comincia una nuova vita.

11 Settembre 2026
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