11:57 am, 10 Settembre 26 calendario

Cinema, ANICA: la post-produzione è ricerca e sviluppo

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Cinema italiano, ANICA rilancia la sfida sulla post-produzione: servono investimenti stabili, tecnologia e incentivi per portare in Italia anche gli effetti visivi delle produzioni internazionali.

Il film non finisce quando si spegne la macchina da presa. Anzi, per una parte sempre più importante dell’industria cinematografica è proprio in quel momento che comincia una delle fasi decisive della sua costruzione. Montaggio, effetti visivi, suono, color correction, finishing, gestione dei dati e lavorazioni digitali sono diventati un patrimonio industriale nel quale convivono creatività, tecnologia e ricerca.

È questo il messaggio arrivato da Venezia 83 durante il panel “Dove finisce il film. Post-produzione, digitale e creatività: l’infrastruttura strategica del cinema italiano”, organizzato dall’Unione Imprese Tecniche di ANICA all’Italian Pavilion.

Il confronto ha acceso i riflettori su un comparto spesso meno visibile rispetto a registi, attori e set, ma sempre più determinante per la competitività internazionale dell’audiovisivo italiano. L’obiettivo indicato da ANICA è chiaro: non limitarsi ad attirare le produzioni straniere per le riprese, ma fare in modo che una quota crescente del valore del film venga realizzata in Italia.

La post-produzione non è più l’ultima fase del film

Per anni la post-produzione è stata percepita soprattutto come la fase conclusiva di un progetto cinematografico. Una sorta di passaggio tecnico successivo alle riprese.

Oggi questa definizione non è più sufficiente.

Le tecnologie digitali intervengono sempre prima, influenzando già la scrittura, la pre-produzione e le modalità con cui una storia viene progettata. Gli effetti visivi possono condizionare la costruzione di una scena, il montaggio dialoga continuamente con il lavoro sul set e la gestione digitale dei materiali è ormai parte integrante dell’architettura produttiva.

Per questo, nel confronto veneziano, la post-produzione è stata definita un’infrastruttura tecnologica e un vero reparto di ricerca e sviluppo del cinema italiano.

Una trasformazione che comporta anche una conseguenza economica: se il settore vuole continuare a essere competitivo, non può limitarsi a utilizzare tecnologie sviluppate altrove. Deve investire in competenze, strumenti, software, infrastrutture e professionalità capaci di governare l’evoluzione tecnologica.

Usai: «La ricerca e sviluppo richiede investimenti»

A mettere il tema al centro è stato il presidente ANICA Alessandro Usai, secondo il quale quella che viene comunemente chiamata post-produzione rappresenta in realtà uno dei principali laboratori di innovazione dell’intero settore.

La questione non riguarda quindi soltanto il finanziamento di singole lavorazioni. Riguarda la possibilità di costruire in Italia una filiera tecnologica permanente, capace di crescere insieme al mercato internazionale.

Per ANICA, la ricerca e sviluppo è inoltre una delle aree più rischiose, perché richiede investimenti continui e non garantisce necessariamente ritorni immediati. Da qui la richiesta di strumenti di sostegno che permettano alle imprese tecniche di programmare il proprio sviluppo oltre l’orizzonte di un singolo esercizio.

L’obiettivo è portare in Italia non soltanto troupe e produzioni, ma anche post-produzione ed effetti visivi a servizio dei grandi progetti internazionali.

È una differenza strategica. Un film straniero che gira in Italia genera lavoro durante le riprese; un film che realizza anche una parte consistente della post-produzione nel Paese può invece lasciare sul territorio un valore molto più ampio, coinvolgendo professionisti altamente specializzati e imprese tecnologiche.

La nuova sfida: dal “girare in Italia” al “finire in Italia”

Il concetto che emerge dal confronto veneziano può essere sintetizzato in una formula: Finishing in Italy.

Non basta più chiedersi quanti film vengano girati sul territorio nazionale. La domanda diventa quanto lavoro e quanto valore rimangano in Italia anche dopo la fine delle riprese.

È una prospettiva industriale che modifica il modo stesso di guardare agli incentivi.

Secondo ANICA e l’Unione Imprese Tecniche, una delle priorità immediate è rendere più prevedibile nel tempo il sostegno alle imprese tecniche, attraverso una disponibilità pluriennale delle risorse. Nel medio periodo viene indicata anche la necessità di valutare uno strumento fiscale o un incentivo specificamente dedicato alla post-produzione.

Il tema della stabilità è centrale perché le aziende devono programmare investimenti tecnologici, assumere personale qualificato e aggiornare continuamente infrastrutture e competenze.

Senza una prospettiva sufficientemente lunga, il rischio è che una parte del valore generato dal cinema italiano o dalle produzioni internazionali continui a spostarsi verso quei Paesi che hanno costruito nel tempo condizioni più favorevoli.

Italia, Francia e Regno Unito: la partita è internazionale

Il confronto competitivo non si gioca soltanto all’interno dei confini nazionali.

Le imprese italiane guardano soprattutto ai grandi mercati europei, dove Francia e Regno Unito hanno costruito ecosistemi particolarmente attrattivi per le produzioni internazionali.

La questione degli incentivi diventa quindi decisiva. Non come semplice strumento per abbassare il costo di un film, ma come elemento capace di orientare la scelta del luogo nel quale realizzare determinate lavorazioni.

Francesco Grisi, CEO di EDI Effetti Digitali Italiani, ha sottolineato proprio questo punto: le potenzialità di apertura verso il mercato internazionale sono legate anche alla certezza e all’affidabilità degli incentivi italiani.

Il ragionamento è industriale: se le condizioni diventano competitive e prevedibili, le competenze già presenti nel Paese possono trasformarsi in una leva per esportare il made in Italy audiovisivo.

Le imprese tecniche sono il laboratorio tecnologico del cinema

A Venezia è emerso anche un cambio di prospettiva sul ruolo delle imprese tecniche.

Non sono più semplicemente fornitori chiamati a completare un’opera già progettata. Sempre più spesso partecipano alle decisioni creative e tecnologiche che determinano il risultato finale.

Per Piero Costantini, CEO di Mnemonica e vicepresidente dell’Unione Imprese Tecniche ANICA con delega alla post-produzione, le imprese tecniche rappresentano il laboratorio di ricerca e sviluppo del cinema.

Il loro patrimonio è costituito da professionalità difficili da costruire rapidamente: artisti digitali, montatori, tecnici del suono, colorist, specialisti VFX, esperti di workflow e figure capaci di gestire sistemi tecnologici sempre più complessi.

Perdere queste competenze significherebbe quindi non soltanto perdere fatturato, ma indebolire una parte dell’infrastruttura industriale del cinema italiano.

L’intelligenza artificiale cambia anche la post-produzione

Tra i temi destinati a incidere maggiormente sul futuro del comparto c’è anche l’intelligenza artificiale.

ANICA ha sottolineato come le innovazioni legate all’AI stiano entrando proprio in quella parte della filiera nella quale tecnologia e creatività si incontrano più direttamente.

È una trasformazione che apre possibilità ma anche interrogativi. Gli strumenti generativi e automatizzati possono modificare workflow, tempi e costi, ma pongono contemporaneamente questioni relative alla tutela delle opere, alla gestione dei dati, alla proprietà intellettuale e alla protezione del lavoro creativo.

Per questo, secondo ANICA, disporre in Italia di imprese tecniche in grado di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo professionale, protetto e tutelato può diventare una garanzia per l’intera filiera, dagli operatori agli autori.

La partita tecnologica, dunque, non consiste soltanto nell’acquistare nuovi strumenti. Consiste nel possedere le competenze necessarie per governarli.

Un comparto che può creare occupazione qualificata

La crescita della post-produzione ha anche una ricaduta diretta sul lavoro.

A differenza di alcune attività legate alla produzione fisica, molte professionalità digitali possono lavorare su progetti internazionali senza che il cliente debba necessariamente spostare l’intera produzione.

Questo rende l’Italia potenzialmente competitiva se riesce a combinare talento, tecnologia, infrastrutture e condizioni economiche favorevoli.

Il valore aggiunto non sarebbe limitato alle singole aziende. Una filiera più forte significa formazione, nuovi profili professionali, investimenti in infrastrutture, sviluppo di software e servizi specializzati.

La post-produzione può quindi diventare un punto di incontro tra industria culturale e innovazione tecnologica.

Il paradosso del cinema italiano: eccellenza sul set, sfida nella “fabbrica virtuale”

Il dibattito veneziano ha messo in evidenza un paradosso.

L’Italia dispone di una lunga tradizione cinematografica, di maestranze riconosciute, di importanti infrastrutture e di una capacità produttiva che continua a essere attrattiva. Ma accanto alla “fabbrica fisica” del cinema esiste una nuova “fabbrica virtuale”, nella quale si gioca una parte crescente della competizione internazionale.

È qui che entrano in gioco effetti digitali, realtà virtuale, compositing, color grading, gestione dei dati e tutte quelle lavorazioni che spesso il pubblico non vede, ma che determinano in maniera decisiva ciò che appare sullo schermo.

Il film contemporaneo è sempre più il risultato di un processo nel quale la creatività passa attraverso infrastrutture tecnologiche sofisticate.

Ignorare questo cambiamento significherebbe rischiare di avere produzioni importanti sul territorio senza riuscire a trattenere una parte altrettanto importante del valore generato.

Venezia apre una questione industriale più ampia

Il panel “Dove finisce il film” si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro dell’industria audiovisiva italiana.

Nei giorni della Mostra, altri confronti hanno affrontato il tema della finanza, degli strumenti di sostegno e della necessità di rafforzare la struttura industriale del comparto. Il punto comune è la ricerca di un modello nel quale il cinema non venga considerato soltanto come attività culturale, ma anche come industria ad alta intensità di competenze, capitale e innovazione.

In questo scenario la post-produzione assume un peso particolare perché si trova esattamente all’incrocio tra tutti questi elementi.

È creatività, ma anche tecnologia. È cultura, ma anche industria. È lavoro artistico, ma anche ricerca. Ed è una delle aree nelle quali un investimento effettuato oggi può determinare la competitività del settore negli anni successivi.

La sfida è trattenere il valore del cinema in Italia

Il messaggio arrivato da Venezia è quindi più ampio di una richiesta di nuovi incentivi.

La questione riguarda quale cinema l’Italia voglia costruire nei prossimi anni.

Un sistema che si limita ad attirare produzioni per le riprese rischia di fermarsi a metà del percorso. Un sistema capace di accompagnare un film dalla progettazione al set, dalla post-produzione agli effetti visivi fino alla consegna definitiva dell’opera può invece costruire una filiera molto più solida.

È questa la direzione indicata da ANICA: fare dell’Italia non soltanto un luogo nel quale si gira, ma anche il luogo nel quale il film prende la sua forma definitiva.

Per riuscirci serviranno risorse, regole prevedibili, investimenti tecnologici e una strategia industriale capace di guardare oltre il singolo film.

Perché dietro ogni grande produzione non c’è soltanto ciò che lo spettatore vede sullo schermo. C’è un’intera infrastruttura invisibile di professionisti, imprese e tecnologie. Ed è proprio lì, secondo il messaggio arrivato da Venezia, che si giocherà una parte decisiva della prossima sfida del cinema italiano internazionale.

10 Settembre 2026
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