Autopsia Lorena Isceri: era viva quando fu gettata dall’A1
🌐 Autopsia Lorena Isceri: i primi riscontri medico-legali indicano che la donna era ancora viva quando Federico Vella l’ha gettata dal viadotto dell’A1. L’esame prosegue e la relazione definitiva arriverà entro 90 giorni.
La notizia che arriva dagli accertamenti medico-legali aggiunge un elemento particolarmente grave alla ricostruzione del femminicidio di Lorena Isceri. I primi riscontri emersi dall’esame esterno e dalla Tac eseguiti sulla salma indicano che la donna sarebbe stata ancora in vita quando è stata gettata dal viadotto dell’A1 dall’ex compagno Federico Vella.
È un dato che, pur non rappresentando ancora la conclusione formale dell’autopsia, cambia il peso della ricostruzione investigativa delle ultime ore della 45enne. La valutazione definitiva spetterà infatti al medico legale Beatrice Defraia, incaricato dalla Procura di Firenze. La relazione conclusiva dovrà mettere nero su bianco tutti gli elementi emersi dagli esami e sarà depositata entro circa 90 giorni.
Autopsia Lorena Isceri, cosa hanno evidenziato i primi esami
L’autopsia in corso a Firenze nasce da una domanda fondamentale per l’inchiesta: Lorena Isceri era già morta prima della caduta oppure è stata gettata dal viadotto ancora viva?
I primi accertamenti sembrano orientare la risposta verso la seconda ipotesi. L’esame esterno e la Tac avrebbero infatti fornito elementi compatibili con una condizione di vita al momento della caduta. Saranno però gli ulteriori approfondimenti medico-legali a stabilire con precisione la dinamica e, soprattutto, a distinguere le eventuali lesioni provocate dall’impatto da quelle che potrebbero essere state inflitte in precedenza.
Il punto è decisivo perché nella ricostruzione dell’accaduto non c’è soltanto la morte sul viadotto. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire una sequenza molto più lunga, iniziata con l’aggressione della donna e proseguita con il suo trasferimento in auto.
La relazione del medico legale dovrà quindi contribuire a chiarire quando sia avvenuta la morte, quali lesioni fossero già presenti e quali siano invece riconducibili alla caduta.

Il sequestro, la fuga in auto e la telefonata al 112
Secondo la ricostruzione investigativa finora emersa, Lorena sarebbe stata aggredita dall’ex compagno nel garage e successivamente rinchiusa nel bagagliaio dell’auto.
Da quella posizione, però, la donna sarebbe riuscita a recuperare un telefono e a chiedere aiuto. La telefonata al 112, durata diversi minuti, ha rappresentato uno degli elementi centrali per l’intervento delle forze dell’ordine.
La centrale operativa avrebbe così potuto ricostruire progressivamente il percorso dell’auto e individuare la vettura sull’A1. La comunicazione si sarebbe poi interrotta dopo che Vella si sarebbe accorto della presenza del telefono e dell’allarme lanciato dalla ex compagna.
Quella chiamata è oggi uno degli elementi più importanti dell’indagine perché consente agli investigatori di collocare alcuni momenti della vicenda e di ricostruire, attraverso le registrazioni, le fasi immediatamente precedenti alla tragedia.
La Procura indaga sulla premeditazione
Parallelamente agli accertamenti medico-legali, la Procura di Firenze sta lavorando sulla possibile premeditazione del femminicidio.
Il fascicolo, inizialmente aperto per omicidio volontario contro ignoti come passaggio necessario alle prime attività investigative, è stato successivamente orientato sull’ipotesi di sequestro di persona finalizzato a commettere un omicidio e femminicidio aggravato dalla premeditazione.
Sono numerosi gli elementi che gli investigatori stanno mettendo in ordine.
Nella vettura sarebbero stati trovati materiali compatibili con una possibile preparazione dell’aggressione, mentre gli accertamenti stanno cercando di capire se Vella avesse effettuato sopralluoghi nei pressi dell’abitazione di Lorena nei giorni precedenti.
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata a un acquisto effettuato dall’uomo nella mattinata del delitto. Il relativo scontrino, insieme al materiale rinvenuto nell’auto, è ora tra gli elementi al vaglio della Squadra mobile.

Gli elementi raccolti prima del delitto
La possibile premeditazione è uno dei capitoli più delicati dell’inchiesta. Alcune testimonianze riferiscono infatti della presenza di Vella nei pressi dell’abitazione della ex compagna già nei giorni precedenti all’aggressione.
Gli investigatori stanno verificando tempi, spostamenti e comportamenti per capire se quell’episodio possa essere collegato alla successiva aggressione oppure se si tratti di una circostanza priva di rapporto diretto con il delitto.
A questo si aggiungono le verifiche sui telefoni sequestrati. La Procura ha disposto la copia forense dei tre dispositivi per ricostruire telefonate, messaggi e comunicazioni delle settimane precedenti. È un lavoro destinato a mettere in ordine non soltanto le ore della tragedia, ma anche la storia della relazione e ciò che sarebbe accaduto dopo la separazione.
Il nodo delle lesioni: cosa dovrà stabilire l’autopsia
Il lavoro del medico legale assume quindi un’importanza che va oltre la semplice individuazione della causa della morte.
Gli accertamenti dovranno stabilire quali traumi siano stati provocati dalla caduta e se sul corpo fossero presenti segni riconducibili all’aggressione precedente. È uno dei punti sui quali gli investigatori attendono risposte precise.
L’esame dovrà inoltre fornire una ricostruzione compatibile con gli altri elementi già raccolti: la telefonata al 112, gli spostamenti della vettura, i materiali trovati nell’auto e le immagini che potranno essere acquisite dai sistemi di videosorveglianza.
La Procura sta infatti componendo un quadro probatorio nel quale ogni elemento deve essere confrontato con gli altri. La medicina legale può diventare decisiva per stabilire la sequenza degli eventi, soprattutto considerando che l’autore materiale del delitto è morto a sua volta dopo essersi lanciato dal viadotto.
La seconda autopsia e gli accertamenti su Federico Vella
Gli esami non riguardano soltanto Lorena.
Anche sul corpo di Federico Vella sono stati disposti accertamenti medico-legali. In questo caso è prevista anche una parte tossicologica, finalizzata a verificare l’eventuale presenza di sostanze che possano avere avuto un ruolo nelle sue condizioni psicofisiche prima della tragedia.
La verifica potrà aggiungere un tassello alla ricostruzione complessiva, anche se non potrà naturalmente spiegare da sola la sequenza del femminicidio.
La priorità investigativa resta quella di comprendere come sia maturata la violenza contro Lorena e quanto fosse stata pianificata.

Le ultime ore di Lorena e il dolore della famiglia
Mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti, sul piano umano resta soprattutto il dolore della famiglia.
Il padre di Lorena, Franco Isceri, ha chiesto che la morte della figlia non venga trasformata nell’ennesimo caso destinato a essere dimenticato. Il suo appello è stato quello di arrivare a una società nella quale una tragedia simile non debba più ripetersi.
La vicenda ha suscitato una forte reazione anche nella comunità di Squinzano, città d’origine della donna. Dopo gli accertamenti medico-legali, la salma dovrebbe essere restituita alla famiglia e trasferita in Puglia, dove saranno celebrati i funerali. Il Comune ha inoltre annunciato il lutto cittadino.
La domanda che resta aperta dopo i primi risultati
Il primo risultato dell’autopsia introduce dunque una certezza investigativa importante, ma non chiude il caso.
Sapere che Lorena Isceri sarebbe stata ancora viva quando è stata gettata dal viadotto significa che la caduta rappresenterebbe, allo stato dei primi riscontri, un momento determinante nella dinamica della sua morte. Ma restano da definire con precisione le lesioni precedenti, la successione temporale degli eventi e tutti gli elementi che possono dimostrare l’eventuale pianificazione.
Nei prossimi giorni saranno quindi soprattutto le verifiche tecniche, le analisi dei dispositivi elettronici, le testimonianze e gli esami medico-legali a dare forma definitiva alla ricostruzione.
La relazione attesa tra 90 giorni rappresenterà un passaggio formale essenziale. Ma già ora il dato emerso dall’esame esterno e dalla Tac restituisce alla vicenda un elemento di particolare drammaticità: Lorena non sarebbe stata priva di vita quando è stata scaraventata dal viadotto dell’A1.
È su quella sequenza, sulle violenze che l’hanno preceduta e sulla possibile preparazione dell’agguato che ora si concentra l’inchiesta della Procura di Firenze.
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