11:55 am, 20 Febbraio 26 calendario

🌐 Referendum Giustizia sondaggio Tecnè: il fronte del Sì resta avanti

Di: Redazione Metrotoday
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Nel dibattito politico italiano cresce l’attenzione sul referendum giustizia con un quadro delle intenzioni di voto in rapido mutamento a poco più di un mese dal voto del 22 e 23 marzo 2026. Secondo le ultime rilevazioni, il referendum giustizia resta competitivo, con il in vantaggio ma con l’esito fortemente condizionato dall’affluenza alle urne.

Il referendum sulla riforma della giustizia in Italia, avviato dopo l’approvazione parlamentare della riforma costituzionale promossa dal governo di centrodestra, si conferma uno degli appuntamenti politici più rilevanti del 2026. Il quesito — incentrato sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri — divide nettamente l’opinione pubblica. Il referendum giustizia sondaggio Tecnè diffuso il 20 febbraio indica che se si votasse oggi il otterrebbe tra il 54% e il 56% dei consensi tra chi si dichiara intenzionato ad andare alle urne, mentre il No si fermerebbe tra il 44% e il 46%. Il dato è accompagnato da un’affluenza stimata solo al 43% degli aventi diritto, con un 12% di indecisi.

Queste cifre confermano una certa leadership del fronte favorevole alla riforma, ma la partita resta aperta e fragile: l’esito potrebbe cambiare significativamente in base alla partecipazione al voto, che in diverse rilevazioni viene indicata come elemento decisivo nel determinare il risultato finale.

Dati contrastanti nei sondaggi

oltre al Tecnè, altre rilevazioni mostrano variazioni importanti. Un sondaggio di Money.it ha addirittura assegnato un 64% di italiani favorevoli al , mentre varie rilevazioni tra cui YouTrend evidenziano come lo scenario possa ribaltarsi se l’affluenza fosse bassa, con il No in vantaggio in quel caso.

Il quesito referendario non è un semplice voto di opinione, ma un passaggio costituzionale che deciderà la sorte di una riforma strutturale dell’ordinamento giudiziario italiano. La riforma approvata prevede la separazione delle carriere tra magistrati togati e pubblici ministeri e la creazione di nuovi organi di autogoverno della magistratura con elementi di sorteggio.

Il fronte del Sì sostiene che la riforma possa portare maggiore efficienza e trasparenza al sistema giudiziario, riducendo le interferenze e creando meccanismi di responsabilizzazione. Al contrario, il fronte del No avverte che la separazione delle carriere potrebbe indebolire l’indipendenza dei pubblici ministeri e favorire un controllo politico sulla giustizia penale, con potenziali ricadute negative sulla lotta alla corruzione e sulla credibilità delle istituzioni.

Le incognite dell’affluenza

Il tratto più significativo dei sondaggi attuali è l’incertezza sull’affluenza, che può rivelarsi il vero ago della bilancia della consultazione. Secondo YouTrend, in uno scenario di alta partecipazione il Sì resterebbe avanti ma con un margine ridotto, mentre in caso di basso afflusso il No potrebbe prevalere.

In un sistema in cui il referendum costituzionale confermativo non prevede quorum obbligatorio maggiore di votanti, la partecipazione diventa cruciale: non è necessario raggiungere un quorum alto, ma semplicemente una maggioranza di voti validi tra chi vota. Tuttavia, se molti cittadini decidessero di non recarsi alle urne, il peso della volontà di votare potrebbe favorire chi è più motivato, con impatti macroscopici nel risultato finale.

Un voto che trascende lo schema politico tradizionale

Se inizialmente il referendum giustizia era percepito come una questione principalmente tecnica o interna all’ambito giuridico, il dibattito si è rapidamente politicizzato, coinvolgendo la percezione della gestione del governo Meloni e la sua relazione con l’ordine giudiziario. Il voto di marzo 2026 potrebbe essere letto anche come un barometro della fiducia nella leadership politica e nelle istituzioni nel loro complesso.

In questo contesto, la mobilitazione degli elettori e la chiarezza del messaggio da parte dei promotori dei due fronti sono due fattori che potrebbero cambiare il profilo della campagna nelle prossime settimane.

In vista dell’appuntamento referendario, con l’intenzione di voto al centro dell’attenzione mediatica, resta l’incognita dell’affluenza e dei comportamenti reali dei cittadini alle urne, che potrebbero determinare l’esito finale di una delle consultazioni più rilevanti degli ultimi anni in Italia.

20 Febbraio 2026
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