🌐 Calenda e Forza Italia: smottamento a destra spinge via il Centro
Carlo Calenda e Forza Italia, smottamento a destra e liaison centrista saltata: l’apertura agli azzurri si inceppa mentre l’area moderata si spacca e il Terzo Polo fatica a sopravvivere nel nuovo scenario politico italiano

Il nodo politico: dall’apertura ai segnali di frattura
Fino a poche settimane fa, Carlo Calenda, leader di Azione, aveva inaugurato un dialogo con Forza Italia partecipando ad eventi politici degli azzurri, suscitando un misto di attenzione e scetticismo. Calenda aveva dichiarato pubblicamente che sarebbe stato “felicissimo se ci fosse spazio per lavorare insieme con Forza Italia”, esprimendo apertura a un percorso di collaborazione fra forze liberali, popolari e riformiste.
Ma la liaison centrista non si è concretizzata: le aperture hanno incontrato resistenze crescenti dentro Forza Italia, dove esponenti di primo piano hanno duramente criticato il flirt politico. Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato e figura influente del partito, ha definito un errore strategico aver dato spazio a Calenda, sostenendo che ciò rischia di drenare voti e di irritare i tradizionali alleati come la Lega.
L’equivoco strategico non è l’unica difficoltà sul tavolo di Calenda: le spinte centrifughe nella destra, illustrate dall’uscita di figure come Roberto Vannacci dalla Lega, hanno complicato ulteriormente la possibilità di una convergenza. Al centro della discussione politica rimane infatti l’incertezza sulla riforma elettorale e sugli assetti di coalizione futuri, con una destra più aggressiva e più frammentata che mette in discussione il ruolo stesso dei moderati.

Una strategia ambigua e una base elettorale incerta
Il progetto di Calenda – di creare uno spazio terzista tra destra e sinistra – ha radici profonde ma non pochi limiti strategici. Il Terzo Polo, un tempo pensato come punto di riferimento dei moderati, si è sgonfiato prima ancora di consolidarsi, non riuscendo a dar vita a una forza coerente e compatta capace di attrarre consenso duraturo. L’uscita di Vannacci dalla Lega ha avuto effetti inattesi: invece di favorire i centristi, ha polarizzato ulteriormente la destra, lasciando Calenda in una posizione isolata e difficile da capitalizzare.
A ciò si accompagna una debole performance elettorale di Azione: benché all’inizio del suo percorso fosse vista come possibile protagonista di un “centro riformista”, il partito ha faticato a raggiungere la soglia di sbarramento alle ultime consultazioni europee e non ha tradotto le dichiarazioni pubbliche in risultati elettorali significativi. Questa discrepanza tra visibilità mediatica e risultato elettorale complica ulteriormente le prospettive di Calenda.
Forza Italia tra apertura e difesa dei confini politici
Il partito guidato da Antonio Tajani – e sostenuto da figure come Letizia Moratti e altri esponenti storici – ha interpretato il momento politico con equilibrismi: da un lato, Tajani ha definito possibile un dialogo con Azione se ci sono interessi comuni sui temi economici e europeisti; dall’altro, esponenti più conservatori hanno sottolineato i rischi di un accordo politico con chi critica aspramente alcuni alleati del centrodestra.
Questa ambivalenza riflette una strategia di cautela attorno alle alleanze che caratterizza l’intero campo moderato. Se Tajani e altri dirigenti azzurri vedono nell’incontro con Calenda un’occasione per ampliare il bacino elettorale dei moderati, più di un dirigente interno mostra preoccupazione per la tenuta del centrodestra e per la possibile erosione di consenso.

I leader e le dichiarazioni chiave
Carlo Calenda ha più volte ribadito l’esigenza di creare una forza che sia alternativa sia al populismo di destra sia al progressismo di sinistra, aderendo a valori europeisti e riformisti. Tuttavia, questo discorso ha spesso incontrato la realtà di una politica italiana ancorata agli schieramenti tradizionali e refrattaria a percorsi ibridi di centro.
Dal fronte di Forza Italia, le critiche all’apertura verso Calenda sono state nette e talvolta aspre, con accuse di confusione strategica e timori per la destabilizzazione delle coalizioni già consolidate.
Prospettive futuro: centrismo in bilico
Lo smottamento a destra della scena politica italiana ha dunque messo in evidenza un fatto ormai innegabile: la politica centrista, così come concepita da Calenda e dai suoi sostenitori, fatica a emergere come progetto solido e competitivo. In un contesto in cui le spinte populiste e conservatrici si rafforzano – e i partiti tradizionali resistono alle innovazioni di alleanza – il ruolo dei moderati rischia di essere marginale o subordinato a forze più grandi e consolidate.
Per Azione e Calenda, la sfida ora è duplice: trovare una collocazione politica coerente con i valori del partito e superare la percezione di ambiguità che ha segnato finora questa fase di avvicinamento a Forza Italia e alle altre forze moderate. Senza una strategia chiara e sostenuta da risultati concreti, il rischio è che il centrismo politico resti un concetto astratto più che una proposta alternativa credibile nel panorama elettorale italiano.
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