🌐 Strutture profonde alterano il campo magnetico terrestre
Un nuovo studio conferma che due gigantesche strutture nel mantello terrestre influenzano da almeno 265 milioni di anni il nostro campo magnetico, giocando un ruolo cruciale nelle irregolarità del campo geomagnetico che protegge la Terra.
Il campo magnetico terrestre — quella vasta “bolla” invisibile che avvolge il nostro pianeta e ci protegge dal vento solare — potrebbe essere più profondamente modellato dalle strutture interne della Terra di quanto si pensasse. Nuove ricerche geologiche e simulazioni computerizzate indicano che due enormi masse di roccia surriscaldata, gigantesche quanto continenti e sepolte a quasi 3.000 chilometri di profondità nel mantello terrestre, hanno esercitato una influenza duratura sul comportamento del campo magnetico terrestre per decine di milioni di anni.
Questa scoperta cambia in modo significativo il quadro scientifico sul modo in cui il campo magnetico si forma e si evolve nel tempo. Le cosiddette “superpennacchi” o LLSVP (Large Low‑Shear‑Velocity Provinces), nascoste sotto l’Africa e l’Oceano Pacifico, non sono semplici anomalie sismiche: esse condizionano il flusso di ferro liquido nel nucleo esterno e quindi le dinamiche del “geodynamo” responsabile del campo magnetico terrestre.

Un campo magnetico modellato da profondità estreme
Il campo magnetico terrestre nasce da un processo noto come geodynamo: la rotazione del pianeta unita alla convezione di ferro fuso nel nucleo esterno genera correnti elettriche che producono un campo magnetico globale. Tradizionalmente si pensava che questa dinamica fosse determinata principalmente dal nucleo e dalle sue proprietà interne. Ma i nuovi studi mostrano che l’ambiente immediatamente sopra il nucleo — il confine fra nucleo e mantello — non è termicamente omogeneo.
Ai confini del nucleo, le simulazioni evidenziano grandi contrasti di temperatura. Le due strutture di enorme massa mantengono temperature più elevate rispetto alle aree circostanti, creando squilibri che a loro volta influenzano la circolazione del ferro liquido nella parte più esterna del nucleo. Questa dinamica si riflette poi nelle irregolarità del campo magnetico alla superficie terrestre e potrebbe spiegare alcune delle sue variazioni storiche e regionali più enigmatiche osservate dai paleomagnetisti.
Cos’è e come è stato scoperto questo “cuore nascosto” del pianeta
Le LLSVP non sono state rilevate da sonde o trivelle, bensì tramite tecniche avanzate di tomografia sismica e modelli paleomagnetici che combinano dati di vecchie rocce magnetizzate con simulazioni al supercalcolatore. Le onde sismiche generate dai terremoti, infatti, viaggiano a velocità diverse a seconda del tipo di roccia attraversato. Le regioni basse di velocità sismica si sono rivelate corrispondere a queste enormi zone di materiale più caldo, chimicamente distinto dal mantello circostante.
Le simulazioni condotte dai ricercatori dell’Università di Liverpool e pubblicate su riviste scientifiche internazionali mostrano che solo i modelli che includono questi superpennacchi riescono a riprodurre fedelmente le variazioni osservate nel campo magnetico terrestre negli ultimi 265 milioni di anni. Ciò suggerisce che le strutture nel mantello fossero già presenti nel supercontinente Pangea e abbiano quindi influenzato la magnetosfera terrestre durante buona parte della storia geologica recente.

Un impatto globale e antico sul campo magnetico terrestre
Il campo magnetico terrestre non è statico: nel corso dei millenni, ha subito inversioni dei poli, variazioni di intensità e spostamenti delle regioni di massima o minima intensità. Alcuni di questi cambiamenti, spiegano gli esperti, possono essere collegati alle oscillazioni del geodynamo influenzate dalle variazioni termiche e dinamiche dovute alle LLSVP.
Comprendere questi meccanismi è fondamentale non solo per spiegare eventi antichi come le inversioni dei poli — fenomeni che si ripetono ogni centinaia di migliaia di anni — ma anche per capire come e perché la magnetosfera terrestre potrebbe cambiare in futuro. Un campo magnetico più debole o instabile non compromette immediatamente la vita sulla Terra, ma potrebbe alterare in modo sensibile la protezione offerta contro le particelle cariche provenienti dal vento solare e dai raggi cosmici, con implicazioni per satelliti, reti elettriche e tecnologia spaziale.
Altre scoperte recenti collegano fenomeni superficiali a dinamiche profonde
Le anomalie magnetiche osservate in altre parti del pianeta, come quella dell’Australia o gli studi sulle variazioni storiche nei materiali archeologici, si inseriscono in questo quadro complesso di un campo magnetico dinamico e multiforme. Questi dati aggiuntivi, sebbene derivino da processi molto più superficiali, aiutano a costruire un mosaico più preciso dell’evoluzione magnetica della Terra nel tempo.
Inoltre, altre ricerche e osservazioni satellitari hanno evidenziato la continua evoluzione della magnetosfera terrestre, come l’espansione dell’Anomalia dell’Atlantico Meridionale, una regione di campo più debole che rappresenta un’importante area di studio per gli scienziati del settore.

Le sfide della geofisica moderna
Questa scoperta pone nuove domande: in che modo esattamente il materiale profondo del mantello influenza le correnti nel nucleo liquido? Quanto queste strutture possono spiegare i grandi cambiamenti osservati nel campo magnetico nel corso delle ere geologiche? La combinazione di paleomagnetismo, tomografia sismica e supercalcolo sta aprendo nuove strade per rispondere a quesiti che fino a non molto tempo fa apparivano insondabili.
In un pianeta dove l’esplorazione spaziale avanza più rapidamente dello scavo terrestre, le profondità della Terra continuano a custodire segreti capaci di rivoluzionare la nostra comprensione non solo del passato del pianeta, ma anche delle forze che mantengono in vita l’ambiente su cui viviamo oggi.
La scoperta che due gigantesche strutture profonde influenzano il campo magnetico da milioni di anni apre un nuovo capitolo nella storia della geofisica. Riconoscere i legami fra mantello e nucleare magnetico non solo arricchisce la scienza fondamentale, ma fornisce nuovi strumenti per interpretare segnali magnetici antichi e moderni, preparando il terreno per future ricerche e tecnologie di previsione del comportamento geomagnetico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA





