🌐 Xylella in Salento: resilienza degli ulivi contro il batterio
La crisi della Xylella nel Salento continua dopo oltre un decennio di devastazione, ma segnali di resilienza degli ulivi e nuove strategie di monitoraggio e contrasto stanno emergendo in un quadro critico per l’agricoltura, il paesaggio e l’economia olivicola locale.
📌 La Xylella fastidiosa è un batterio fitopatogeno che attacca l’apparato xilematico delle piante — cioè i “vasi” attraverso cui la linfa ascende — impedendo il regolare flusso di acqua e nutrienti. Questo blocco causa il cosiddetto Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (OQDS), che porta al graduale disseccamento delle foglie, dei rami e infine alla morte dell’albero.
La sua prima comparsa nel Salento (provincia di Lecce) risale agli anni fra il 2008 e il 2010, ma è dal 2013 che la malattia si è rapidamente diffusa, trasformando vaste aree olivicole salentine in scenari spogli e desertici, con milioni di alberi colpiti.
Nel corso degli anni, la Xylella ha causato una vera e propria crisi fitosanitaria e socio‑economica, con impatti profondi sulla produzione di olio d’oliva, sull’occupazione locale e sul paesaggio. Secondo dati Coldiretti, l’attività del batterio ha determinato perdite economiche, comprese circa 600mila giornate lavorative bruciate e un danno stimato in quasi 3 miliardi di euro per il territorio pugliese.
Una nuova fase: ulivi che reagiscono e “resilienza”
Negli ultimi mesi la narrazione dominante sulla Xylella ha ricevuto un elemento di novità. In diverse zone del Salento, in particolare nella provincia di Lecce, sono stati osservati ulivi che, pur infetti o molto danneggiati in passato, hanno ricominciato a produrre foglie e in alcuni casi pure olive. Questo fenomeno — riportato da Il Post e approfondito da altre testate — ha attirato l’attenzione di agronomi e scienziati, sebbene non esista ancora una spiegazione definitiva e condivisa.
Questi alberi non sono “guariti” dal batterio, che resta presente al loro interno, ma mostrano un recupero vegetativo, ossia la capacità di sviluppare nuovo legno, fogliame e produzione fruttifera nonostante l’infezione. La comunità scientifica parla di resilienza: un fenomeno inaspettato che indica che la pianta, seppur sotto stress, può riconquistare capacità vitali.
Studi preliminari condotti su uliveti della zona mostrano questi segnali in cultivar tradizionali come Cellina di Nardò e Ogliarola salentina, dove si osserva nuova vegetazione anche su alberi severamente danneggiati nei primi anni dell’epidemia.
Tuttavia, gli esperti avvertono che questo fenomeno non equivale a una sconfitta della Xylella: la presenza del batterio può ancora essere misurata nelle piante resilienti, e il fenomeno non è stato ancora pienamente compreso né scientificamente spiegato.

Monitoraggio e strategia di contrasto
La resilienza non è l’unica novità sul fronte della lotta alla Xylella. La Regione Puglia ha recentemente approvato un aggiornamento del Piano d’azione di contrasto alla Xylella fastidiosa 2024‑2026, con l’obiettivo di intensificare sorveglianza, controllo e contenimento delle nuove sottospecie del batterio, anche in aree periferiche come quelle della provincia di Bari.
Il piano prevede una dotazione di oltre 15 milioni di euro per tre anni, con attività di monitoraggio capillare, applicazione di misure fitosanitarie, e strategie integrate di intervento, inclusi eventuali piani di eradicazione in zone dove si individua l’insorgere di nuovi focolai.
Sul versante scientifico internazionale e comunitario, l’European Food Safety Authority (EFSA) ha aggiornato l’elenco delle piante ospiti di Xylella, sottolineando la sua capacità di infettare numerose specie oltre all’olivo, con potenziali impatti su produzione agricola e posti di lavoro nell’UE.
In parallelo, ricerche in corso cercano di approfondire la dinamica epidemiologica del batterio e le interazioni con il vettore principale — l’insetto noto come Philaenus spumarius o “sputacchina” — per modulare le strategie di controllo fitosanitario.
Un fenomeno di resilienza che apre interrogativi
Il ritorno di attività vegetativa e produzione in piante che sembravano segnate da morte biologica ha portato al centro del dibattito termini come “resilienza” e “recupero vegetativo”, ma gli scienziati sottolineano l’importanza di non confondere questo con una soluzione definitiva all’epidemia.
Diversi fattori possono entrare in gioco: variazioni nella popolazione del vettore insetto che trasferisce il batterio, condizioni climatiche non più favorevoli alla diffusione rapida, o cambiamenti nelle pratiche agronomiche adottate dagli olivicoltori. Secondo alcuni studiosi, la diminuzione degli insetti vettori potrebbe aver ridotto la probabilità di superinfezioni, dando alle piante una maggiore possibilità di sviluppare nuove gemme e frutti nonostante l’infezione persistente.
Queste osservazioni aggiungono un nuovo strato alla comprensione della dinamica di Xylella nel Salento, aprendo la strada a ulteriori analisi e sperimentazioni che mirano a comprendere se la “resilienza” possa essere stimolata o supportata dall’intervento umano e in quale misura.

L’impatto economico e sociale della Xylella
È difficile parlare di Xylella senza sottolineare le dimensioni economiche e sociali della crisi. La perdita di milioni di ulivi secolari ha inciso pesantemente sulla produzione locale di olio extravergine — una delle colonne portanti dell’economia agricola pugliese — e ha messo a rischio tradizioni secolari legate al paesaggio rurale.
Progetti di reimpianto con cultivar più tolleranti alla Xylella (come Leccino e Favolosa), oltre a iniziative di sostenibilità e di diversificazione agricola, sono in corso per cercare di rilanciare la produzione e creare sistemi olivicoli più resilienti alla malattia.
Allo stesso tempo, attività di reforestazione, adozioni di ulivi e campagne di sensibilizzazione e turismo rurale mirano a mantenere viva la memoria culturale delle antiche campagne salentine e ridare valore a un territorio segnato da una lunga battaglia fitosanitaria.
Tra speranze e cautele
La nuova fase della storia salentina di fronte alla Xylella è caratterizzata da segnali contrastanti. Da un lato, la persistente diffusione del batterio e la sua presenza in nuove aree costringono istituzioni e agricoltori a strategie più dinamiche e investimenti significativi; dall’altro, la sorprendente resilienza osservata in alcune piante ulivate offre un barlume di speranza in un contesto che per anni è stato dominato da immagini di desolazione e perdita.
Rimane cruciale continuare gli sforzi di sorveglianza, ricerca e innovazione agronomica, perché anche se non esiste al momento una cura definitiva, nuovi modelli di convivenza con la Xylella e sistemi olivicoli più resilienti potrebbero costituire la base di un futuro in cui il patrimonio olivicolo salentino non sia solo sopravvissuto, ma rilanciato con vigore e sostenibilità.
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