10:00 am, 26 Settembre 25 calendario

Garlasco: Venditti al centro dell’inchiesta, il delitto riapre in un nuovo capitolo

Di: Redazione Metrotoday

Dall’alba, l’operazione coordinata dalla Procura di Brescia ha scosso un caso che già da anni tiene viva l’attenzione dell’opinione pubblica. Perquisizioni a tappeto sono state eseguite nei confronti dell’ex procuratore di Pavia, dei familiari di Andrea Sempio, e di due ex carabinieri che parteciparono all’inchiesta del 2017.

Il reato contestato: corruzione in atti giudiziari. L’accusa: aver mediato somme di denaro per ottenere l’archiviazione delle accuse contro Sempio nel contesto dell’omicidio di Chiara Poggi.

L’operazione segna una svolta significativa in un caso che ha già attraversato archiviazioni, sentenze definitive e nuove ricerche di tracce genetiche. È un’ulteriore pagina di un’inchiesta che da anni è simbolo – per molti – delle contraddizioni del sistema giudiziario, delle sfide tecniche delle prove scientifiche e dell’insopprimibile bisogno di verità.

Secondo il decreto emesso dalla Procura di Brescia, le perquisizioni mirano a raccogliere elementi relativi a flussi di denaro che, nell’ipotesi dell’accusa, sarebbero stati destinati all’ex procuratore Mario Venditti per favorire l’archiviazione del procedimento contro Andrea Sempio, oggi 37enne. L’archiviazione originaria risale al 2017, quando si chiuse un’indagine che aveva sospetti su Sempio, ma che non portò a un rinvio a giudizio.

Le abitazioni perquisite includono:

  • quelle di Venditti in Pavia, Genova e nel territorio del Casinò di Campione d’Italia, di cui è presidente;
  • le case dei genitori e degli zii di Sempio a Garlasco;
  • le abitazioni di due ex carabinieri della sezione di polizia giudiziaria in servizio nel 2017, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, che furono coinvolti nelle notazioni, nelle trascrizioni delle intercettazioni e nei passaggi investigativi su Sempio.
  • nell’abitazione della famiglia Sempio, i militari hanno acquisito smartphone, computer, tablet e altri dispositivi digitali.

Parallelamente, nella giornata si è tenuta davanti al giudice per le indagini preliminari di Pavia l’udienza per la richiesta di proroga dell’incidente probatorio, presentata dai periti incaricati delle analisi genetiche e dattiloscopiche. Il caso, dunque, vive momenti concatenati: l’attività tecnica sulle tracce e quella investigativa sui comportamenti passati della magistratura locale.

Il ruolo di Venditti e le perquisizioni

L’azione investigativa si è concentrata sulle abitazioni e sui luoghi riconducibili a Mario Venditti — Pavia, Genova e Campione d’Italia — nonché sulle residenze della famiglia Sempio e sui domicili di due ex carabinieri che avevano operato alla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia nel 2017. Le forze dell’ordine hanno acquisito telefoni, computer, dispositivi digitali e documentazione cartacea. In totale, nove soggetti sono stati raggiunti da decreti di perquisizione.

L’accusa — coordinata dalla pm Claudia Moregola insieme al procuratore capo di Brescia Francesco Prete — sostiene che, in un appunto datato febbraio 2017, fosse stata proposta o comunque ipotizzata la corresponsione al magistrato di una somma “X 20.30 Euro” finalizzata all’archiviazione di Sempio. L’archiviazione stessa venne formalmente richiesta il 15 marzo 2017 e concessa il 23 marzo dello stesso anno dal gip.

Secondo la ricostruzione, quel foglio — ritrovato nella perquisizione del maggio scorso presso i genitori di Sempio — costituirebbe un indizio chiave da collegare alle decisioni giudiziarie irreversibili poste in essere all’epoca.

Le ipotesi dell’accusa e le difese già mobilitate

Per la Procura di Brescia, l’ipotesi è che Venditti abbia ricevuto — o sia stato in concreto “promosso” a ricevere — una somma indebita per favorire l’archiviazione del procedimento nei confronti di Sempio, uscendo così dall’indagine senza rinvio a giudizio. Il presunto importo, stando agli atti, sarebbe nell’ordine delle venti-trenta mila euro, cifra ben superiore alla mera battuta “20.30 Euro” del foglio, che verrebbe considerata una possibile codifica cifrata.

Le difese respingono l’impostazione: l’avvocato di Sempio definisce l’accusa come “illogica”, sottolineando l’impossibilità tecnica che un “pizzino” del genere possa essere la base di una pratica giudiziaria reale. La difesa di Stasi, dal canto suo, parla di «gravità inaudita» delle accuse rivolte al magistrato che, in passato, non avrebbe avuto rapporti diretti con le indagini su Stasi, ma soltanto su Sempio.

In parallelo, altri elementi sono stati portati all’attenzione degli inquirenti: movimenti bancari sospetti nella famiglia Sempio (assegni emessi da zie paterne per decine di migliaia di euro, prelievi in contanti corrispondenti), nonché intercettazioni — tra cui una in cui il padre Giuseppe Sempio accenna “pagare quei signori lì” — sono già sotto esame come possibili tessere del mosaico indiziario.

L’intervista e il profilo di Venditti

Nelle ore precedenti, Venditti stesso è intervenuto in tv, ribadendo di non essersi mai occupato direttamente delle indagini su Stasi e che la sua archiviazione su Sempio risalirebbe al 2016, data in cui non emergerebbero “elementi utili” nelle intercettazioni, nel Dna o in altri accertamenti. Ha inoltre affermato che la sua richiesta di archiviazione è stata motivata dal fatto che le prove scientifiche risultarono “infruttuose e inservibili”.

Il profilo pubblico di Venditti è oggi segnato da una doppia veste: quella del magistrato con responsabilità in inchieste complesse e quella del presidente del Casinò di Campione d’Italia, incarico assunto nel 2022 su indicazione del Comune dopo la riapertura della struttura. È proprio in questa veste che si intrecciano le sue relazioni istituzionali e il dibattito pubblico sulle figure che transitano fra istituzioni, economia e potere locale.

Dal delitto Poggi a oggi

Per capire quanto l’ultimo sviluppo possa cambiare la narrazione, occorre tornare alle fondamenta del delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, quando la ventiseienne Chiara Poggi fu uccisa con un corpo contundente nella casa di famiglia nella frazione Montù, Garlasco, provincia di Pavia. Quell’omicidio aprì uno dei casi più irrisolti, discussi e travagliati della cronaca italiana.

Il percorso giudiziario su Stasi

Il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, fu da sempre nel mirino delle indagini. Assolto in primo e secondo grado, venne infine condannato in via definitiva nel 2016 (e poi confermato in Cassazione) a 16 anni di reclusione, con rito abbreviato e senza che fosse individuato un movente concreto.

Lungo la strada, però, emersero molte ombre: il disordine nei rilievi, la manipolazione potenziale delle prove, tracce di dna non analizzate, potenziali contaminazioni e la complessità delle perizie genetiche. La Corte di Cassazione del 2013 aveva annullato la precedente assoluzione, ordinando nuove analisi sul DNA rinvenuto sotto le unghie di Chiara e su un capello. Nel processo di secondo grado, furono valorizzate alcune incongruenze nel racconto e ripreso il filone genotipico, portando alla condanna.

Tuttavia, la condanna definitiva non ha mai seriamente chiuso il dibattito: critici e difesa hanno sempre sollevato che non fosse possibile stabilire con certezza se fosse stata rispettata la linea della “certezza” del giudizio. La pressione mediatica, intanto, ha giocato un ruolo significativo nel contesto pubblico.

L’ipotesi Sempio e le archiviazioni

Intorno al 2016-2017, la difesa di Stasi portò alla luce un potenziale nome alternativo: Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Una perizia suggeriva la presenza del suo DNA su residui sottounghiali della vittima, dando nuovo spessore all’ipotesi di un’altra persona presente sulla scena.

Ma l’archiviazione decisa da Venditti nel 2017 pose fine a quel percorso: la procura ravvisò lacune nei metodi, scarsa affidabilità nella comparazione e rischio di inquinamento. Quel provvedimento divenne definitivo per anni, chiudendo la porta a ulteriori sviluppi su Sempio.

Ora, quella decisione viene messa in discussione: l’ipotesi di illecito corruttivo prospetta che non fosse una valutazione tecnica ma un atto manipolato da interessi esterni.

Questioni tecniche e giuridiche al centro della contesa

Il valore dell’appunto manoscritto

Quel “Venditti gip archivia X 20.30 Euro” è l’elemento che ha fatto scattare l’attenzione degli inquirenti. Ma la strada che lo rende indizio solido è tortuosa:

Autenticità e attribuzione: serve una perizia calligrafica, databile e comparabile con scritture note di Sempio o altri soggetti del contesto.

Contestualità: il riferimento a “X 20.30 Euro” deve essere inserito in una dinamica investigativa riconoscibile, non può essere un appunto generico.

Collegamento causale: l’appunto deve diventare il ponte tra un’indicazione informale e decisioni reali — atti, atti giudiziari, richieste di archiviazione — che siano compatibili con quel suggerimento.

Il salto da “pizzino” a deliberazione giudiziaria con implicazioni penali richiede un quadro probatorio molto robusto, non basato su un’unica traccia.

Le perizie genetiche e l’evoluzione scientifica

Nel 2017, gli ultimi risultati erano ritenuti troppo deboli per avere valore giudiziario. Oggi, grazie a nuove tecniche di analisi genetiche e alla rivalutazione dei criteri metodologici, la Procura di Pavia ha ritenuto che quei profili siano utilizzabili, e ha notificato un nuovo avviso di garanzia a Sempio. L’udienza di incidente probatorio in corso servirà a stabilire se quelle tracce possono essere poste a base probatoria effettiva.

Il binomio tra decisione giudiziaria e prova scientifica — che un tempo era al centro dei dubbi — torna a essere fulcro della discussione: può una nuova tecnologia rimettere in gioco ciò che è stato archiviato?

Doppio grado e limiti delle revisioni

Un nodo delicato è quello dei vincoli legali: la condanna di Stasi è definitiva e non può essere rivista in questa sede. Il filone che riguarda Sempio non collide formalmente con quella sentenza, ma rischia di insinuare dubbi sull’intero percorso investigativo. E la legge italiana pone limiti rigidi alle revisioni, specie nel crimine per cui già c’è condanna.

Un eventuale processo a carico di Venditti e altri non intaccherebbe la responsabilità di Stasi, ma potrebbe dare corpo a una revisionabilità morale, politica e istituzionale dell’intero apparato che ha condotto le indagini.

Impatto istituzionale e mediatico

La figura di Venditti non è solo quella di un magistrato: è anche presidente del Casinò di Campione, incarico connesso a interessi politici, ambienti amministrativi e relazioni di potere locale. L’eventuale accertamento di condotte illecite potrebbe trasformare un caso giudiziario in uno spartiacque di credibilità istituzionale.

Il rischio dell’influenza mediatica

Il delitto di Garlasco ha sempre avuto un rapporto intenso con i media. Ogni svolta viene amplificata, ogni indizio diventa narrazione nel racconto pubblico. In questa fase, la pressione esterna può spingere le parti in campo a reagire, ma rischia anche di accelerare interpretazioni forzate o suggestive.

Effetti sul sistema giudiziario

Se l’inchiesta su Venditti dovesse portare ad accuse concrete, si aprirebbero dibattiti sulla responsabilità dei magistrati, sui controlli interni alla magistratura e sul rapporto tra potere giudiziario e poteri locali/istituzionali. Potrebbe essere percepita come un precedente rilevante: che anche chi decide dell’archiviazione può essere sottoposto ad accertamenti penali qualora emergano indizi forti.

In caso di riscontri solidi, si potrebbe aprire un processo per corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex magistrato e dei coinvolti. Nella migliore delle ipotesi per l’accusa, quel procedimento potrà gettare luce su presunti meccanismi interni alle procure.

Rafforzamento del filone su Sempio

Se emergessero connessioni patrimoniali, testimonianze convergenti e perizie genetiche positive, il quadro contro Sempio potrebbe diventare più credibile in sede giudiziaria.

Giro di boa fragile ma decisivo

L’accusa di corruzione a carico di Mario Venditti rappresenta uno spartiacque: non soltanto per il destino processuale del caso Garlasco, ma per l’interrogativo più grande di quanta fiducia possiamo riporre nella parola “archiviazione” come atto giudiziario pulito e autonomo.

In un contesto dove prove e indizi si mescolano, dove la tecnologia evolve e dove l’istante mediatico spinge verso l’immediatezza, la giustizia ha bisogno di calma e rigore. Se il passato viene messo in discussione con nuovi strumenti, occorre che ogni passo sia sorvegliato da controlli severi e che non si ceda alla forzatura narrativa.

Il caso Garlasco, ancora una volta, invita l’Italia a domandarsi non soltanto chi ha ucciso Chiara Poggi, ma come si gestiscono errori, omissioni e responsabilità in quegli anni in cui i processi sembravano invulnerabili all’incertezza.

26 Settembre 2025
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