10:00 am, 17 Settembre 25 calendario

Il “liquore alla marijuana” a Napoli: un fenomeno sul quale ci si interroga

Di: Redazione Metrotoday

Tratto in arresto un 24enne di Sant’Antonio Abate, nella città metropolitana di Napoli, al termine di un’indagine che ha portato al sequestro di decine di bottiglie di “liquore alla marijuana”. In casa deteneva anche materiale per confezionamento e taglio, una somma in contanti, e circa 126 grammi di marijuana nascosti in un barattolo apparentemente innocuo. Questa scoperta non è un caso isolato, ma si inscrive in una tendenza che si sta diffondendo sotto traccia, sollevando questioni legali, sanitarie e culturali.

Cosa è emerso

Durante un’operazione dei carabinieri della sezione operativa di Castellammare di Stabia, l’abitazione del giovane è stata perquisita. È lì che sono saltate fuori una quarantina di bottigline di vetro contenenti un liquido verde-­smeraldo con aroma riconoscibile come quello della marijuana — un infuso artigianale, definito localmente come “liquore all’erba”, che produce effetti stupefacenti analoghi a quelli delle tradizionali “canne”.

Il giovane è stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Per lui sono stati disposti i domiciliari in attesa di giudizio. Oltre alle bottiglie, il sequestro ha riguardato marijuana, attrezzature per il confezionamento e circa mille euro in contanti.

L’origine della pratica e casi precedenti

L’idea del liquore alla cannabis non nasce oggi. In Campania, già dal 2016, si è parlato del “fumoncello”, un liquore ricavato da foglie di cannabis, proposto come digestivo “alternativo”. Venduto in alcune aree dei Monti Lattari, riservato a clienti fidati, prodotto in laboratori casalinghi. È lo stesso principio del distillato con cui si aromatizzano altri liquori tradizionali come limoncello, nocillo o liquori di frutta, ma con la variabile dell’effetto psicotropo.

Nel passato come nel presente, anche altri episodi analoghi: nel 2009, un fatto è emerso nella provincia di Bari, con un’officina di produzione di un liquore chiamato “marijuancello”, ricavato da foglie di cannabis. Anche allora la legge lo definiva illegale, in quanto contenente principio attivo stupefacente.

Tutti questi casi, nonostante le similitudini, mostrano una distinzione: varia l’estensione del fenomeno, la struttura artigianale o industriale (quando c’è), la distribuzione più o meno capillare, e il modo in cui viene offerto — spesso sotto traccia, a persone fidate, con una forte componente di rischio legale.

Dove si colloca il liquore alla marijuana nella legge italiana

Il quadro legislativo italiano è chiaro: la cannabis con un contenuto significativo di THC (tetraidrocannabinolo, il principio attivo con effetti psicoattivi) è stupefacente secondo il Testo Unico sugli Stupefacenti (D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).

  • Il possesso per uso personale è illecito amministrativo se entro certi limiti; al di fuori, è reato.

  • La produzione, il traffico, la vendita sono reati penali.

  • Anche l’infusione o la macerazione delle foglie di cannabis per produrre un liquido che mantenga effetto psicotropo rientra nel divieto di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente.

Nel caso di Sant’Antonio Abate, le autorità giudiziarie hanno esercitato la competenza in materia di detenzione ai fini di spaccio, considerato che la quantità sequestrata, il numero di bottiglie pronte e il potenziale distributivo (anche se al momento presumibile) superano l’uso personale.

Effetti sanitari e pericoli nascosti

Nonostante la suggestione “artigianale” possa far sembrare il prodotto meno pericoloso, ci sono molti elementi di rischio da evidenziare:

  • Dosaggio incerto: non esistono standard di produzione, né etichettatura verificata. Chi assume non sa quanto THC ha ingerito, né la concentrazione.

  • Metodi di preparazione non controllati: la macerazione delle foglie, l’uso di alcol ad alta gradazione, la filtrazione, la possibile presenza di residui, muffe o contaminanti.

  • Effetti avversi: dato che si consuma per via orale, gli effetti psicoattivi possono essere ritardati rispetto al fumo, rendendo più difficile modulare la dose, con rischio di assunzione eccessiva (nausea, ansia, paranoia, alterazioni psicologiche).

  • Interazione con alcol o altri farmaci: rischio moltiplicato se combinato con altri depressori del sistema nervoso centrale.

La diffusione

Perché questa pratica sta emergendo ora?

  1. Ricerca di novità – Il desiderio di innovazione nel mondo del consumo ricreativo e dello “sballo” porta a sperimentazioni che coniugano tradizione (liquori da dopo cena) e trasgressione.

  2. Evasione dei controlli – Un liquore “all’erba” artigianale è meno visibile di spinelli, laboratori di coltivazione ampiamente attrezzati o confezionamenti di droga. Bottiglie piccole, infusi fatti in casa, distribuzione sottotraccia.

  3. Domanda locale – In aree dove la cannabis ha una forte presenza culturale o sociale (coltivazioni, usi tradizionali), certe pratiche emergono più facilmente.

  4. Possibile guadagno per spacciatori/agenti del mercato illegale – Un prodotto finito, “liquore”, può essere venduto a un prezzo superiore rispetto alla materia prima, con margini maggiore per chi lo produce clandestinamente.

Casi analoghi in Italia e all’estero

  • Italia meridionale: già citati il “fumoncello” nei Monti Lattari (Campania), il “marijuancello” nel 2009. Questi casi hanno sollevato scalpore ma sono rimasti perlopiù isolati.

  • Altre regioni: non ci sono per ora segnalazioni diffuse nel centro-nord con la stessa modalità di produzione e distribuzione, ma la diffusione della cannabis light, del CBD, degli oli e delle infiorescenze “leggere” ha creato un terreno di dibattito legale e normativo che potrebbe favorire fenomeni analoghi.

  • Esperienze internazionali: in Paesi dove la legalizzazione o la decriminalizzazione della cannabis è in corso, si registrano bevande, edibili, infusi con cannabis o derivati (THC o CBD). Alcune di queste pratiche sono regolamentate, con limiti di dosaggio, etichettatura, controlli. Dove non regolamentate, emergono rischi simili a quelli italiani (qualità, dosaggio, salute).

Autorità, opinione pubblica, politica

  • Forze dell’ordine: nel caso recente di Sant’Antonio Abate, i carabinieri hanno trattato la produzione del liquore come attività illecita, arrestando il responsabile e disponendo il sequestro. Serve un decreto di apertura di inchiesta, la conferma giudiziale della pericolosità del prodotto, e la valutazione della finalità di spaccio.

  • Comune e enti locali: c’è preoccupazione per la diffusione di una modalità che potrebbe allargarsi, sotto traccia, senza essere facilmente intercettata. Richieste di maggiore monitoraggio, campagne informative e coinvolgimento dei servizi sanitari.

  • Sanità: medici, psicologi, tossicologi segnalano che non esistono studi clinici sull’uso di infusi alcolici con THC in Italia, specie fatti “in casa”. Gli effetti possono variare molto da persona a persona, e la tolleranza, il metabolismo, lo stato di salute possono influire pesantemente.

  • Politica: emerge il tema della regolamentazione delle sostanze stupefacenti, la definizione chiara di “droga leggera” vs “droga pesante”, e il divario tra ciò che è tecnicamente illegale e ciò che è effettivamente controllato. Alcuni propongono di aumentare le pene per chi produce questi liquori, altri chiedono normativa più chiara che includa questo tipo di prodotti.

  • Cittadini, uso culturale: per alcuni consumatori, il liquore è visto come curiosità, esperimento, oppure come forma alternativa di consumo. Per altri, come per chi ha vissuto esperienze negative, un serio pericolo che può somigliare a forme tradizionali di assunzione di cannabis ma con rischi meno percepiti.

Questioni aperte

  1. Quantità di principio attivo: cosa succede se il liquorificio clandestino usa varietà con THC molto alto? L’effetto può essere molto più intenso di quanto chi lo consuma si aspetti.

  2. Trasparenza: imballaggi, etichette inesistenti o falsificate, assenza di test chimici e laboratori che certifichino composizione.

  3. Ambito di diffusione: il fenomeno, per ora localizzato, può espandersi. Qual è la capacità delle forze dell’ordine di intercettarlo, soprattutto se diventa parte del “mercato grigio”?

  4. Salute pubblica: che tipo di interventi preventivi mettere in campo? Quale informazione dare ai giovani? Quali controlli sanitari e tossicologici?

  5. Normative future: se emerge come pratica diffusa, servirà una regolamentazione chiara, distingue tra THC/CBD, definisce i limiti legali, prevede sanzioni efficaci, ma proporzionate, che non criminalizzino eccessivamente.

Lo scenario prossimo

  • È probabile che nei prossimi mesi sfollino altri casi simili, con sequestri e denunce analoghe, man mano che le forze dell’ordine intensificano l’attenzione su forme “nascoste” di spaccio.

  • Le istituzioni sanitarie potrebbero richiedere studi tossicologici specifici per questi liquori fatti in casa, per capire non solo gli effetti immediati ma anche quelli a lungo termine (nel consumo continuativo, soprattutto da parte di soggetti giovani o vulnerabili).

  • Potrebbe aprirsi un dibattito politico/normativo: da un lato chi sostiene che certe modalità di consumo dovrebbero essere tollerate sotto certe condizioni, dall’altro chi insiste sulla necessità di repressione, pena la diffusione incontrollata.

La scoperta del liquore alla marijuana a Napoli non è solo una curiosità di cronaca, ma un segnale che il fenomeno delle nuove sostanze, delle modalità alternative di assunzione di stupefacenti, sta evolvendo. Le radici storiche di pratiche analoghe lo testimoniano: ciò che cambia è il grado di diffusione, la modalità produttiva, la portata legale e sanitaria.

Il “liquore all’erba” oggi è illegale, ma resta sotto traccia; è pericoloso non tanto per la sua natura “nuova”, quanto per l’ignoranza dei rischi da parte di chi lo consuma, e per il vuoto normativo che lascia spazio ad abusi.

Serve un doppio intervento: repressione, certo, ma soprattutto informazione accurata — non alla “notizia shock” ma con dati, con analisi scientifiche, per far capire cosa comporta bere un prodotto del genere. Solo così sarà possibile affrontare il fenomeno per ciò che è: una sfida tra legalità, salute pubblica e libertà personale.

17 Settembre 2025 ( modificato il 16 Settembre 2025 | 23:16 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA